Fornitore come responsabile civile nel caso di fornitura di macchinario pericoloso

Cassazione, sez. IV pen., 12 settembre 2019 (ud. 24.5.19) n. 37776

(rif.norm.: art. 2 d.lgs. n.81/08)

La radice comune della responsabilità del datore di lavoro ed anche del proprietario dell’automezzo, deve essere certamente individuata nella messa a disposizione del lavoratore di un veicolo privo dei necessari dispositivi di sicurezza in violazione delle norme pertinenti. L’innegabile legame esistente tra il datore di lavoro e la società che ha materialmente fornito il mezzo difettoso, di sua proprietà,  fa si che questa debba essere chiamata a rispondere, quale responsabile civile, dei danni cagionati dalla cosa difettosa, senza che sia possibile recidere il legame tra l’aspetto della fornitura del macchinario privo di dispositivi di sicurezza e l’agire del datore di lavoro che ne ha consentito l’uso in una prospettiva, quella penalistica, che fonda l’assunzione di responsabilità sulla base dell’osservazione di dati fattuali. E’ quindi legittimamente pronunciata a carico della società fornitrice la condanna al risarcimento del danno occorso al dipendente del datore di lavoro per effetto dell’inadeguatezza di un automezzo. Si era accertato che un operaio, addetto alla raccolta dei rifiuti, era intento a svolgere le sue mansioni, che prevedevano lo svuotamento dei cassonetti (che erano agganciati all’autocompattatore) ed il loro riposizionamento al termine dell’operazione. Durante gli spostamenti del camion, tra una sosta e l’altra, era previsto che l’operaio rimanesse in piedi, sulla pedana metallica posta sul lato posteriore del mezzo. In occasione dell’infortunio, l’operaio, appena risalito sulla pedana posteriore dell’autocompattatore in movimento, al termine di una delle operazioni di svuotamento del cassonetto, cadeva, battendo violentemente la testa sull’asfalto. Si accertava che il compattatore utilizzato per la raccolta dei rifiuti non era adeguato al trasporto fuori bordo degli addetti alla raccolta, poiché privo di idonei sistemi di ritenuta. Il mezzo, infatti, era dotato di apposite catene rivestite di guaina in plastica, poste ai due lati nella parte posteriore, in corrispondenza delle postazioni riservate agli operatori ecologici. Si trattava, però, di “catenelle” assolutamente precarie, ben diverse dalle cinture di sicurezza omologate per la resistenza alle sollecitazioni a cui era esposto il lavoratore negli spostamenti.

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