Generalita'

Il rischio da campi elettromagnetici è un rischio che appartiene alle "Radiazioni non Ionizzanti" e viene considerato dal DLgs.81/2008 tra gli "Agenti Fisici" al Titolo VIII e in particolare dal Capo IV. I campi elettromagnetici comprendono in particolare le radiofrequenze, le microonde, le radiazioni a frequenze estremamente basse e i campi elettrici e magnetici statici. Numerose attività lavorative possono comportare esposizioni a campi elettromagnetici, cioè nell’intervallo di frequenza da 0 Hz fino a 300 GHz: in generale sono presenti campi elettrici e magnetici statici ovunque vi siano apparecchiature alimentate da tensione continua o linee percorse da elevate correnti continue. Ad esempio, concentrando l’attenzione sul solo campo magnetico, possono risultare esposti a livelli di gran lunga superiori al fondo naturale (in media circa 50 mT di induzione magnetica), i lavoratori addetti a processi di elettrolisi (ad esempio nella preparazione dell’alluminio), e coloro che operano nel comparto ferroviario su trasporti alimentati in corrente continua. Il Testo Unico su Salute e Sicurezza esplicita in maniera chiara gli obblighi del Datore di lavoro relativamente alla valutazione del rischio in esame.  In dettaglio, laddove le esposizioni ai campi elettromagnetici non siano  trascurabili, il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori. La valutazione, la misurazione e il calcolo devono essere effettuati in conformità alle norme europee standardizzate del Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC) tenendo conto in particolare di:

a) livello, spettro di frequenza, durata e tipo dell'esposizione;

b) valori limite di esposizione e valori di azione;

c) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio;

d) qualsiasi effetto indiretto quale:

1. interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi stimolatori

cardiaci e altri dispositivi impiantati);

2. rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici con induzione

magnetica superiore a 3 mT;

3. innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori);

4. incendi ed esplosioni dovuti all'accensione di materiali infiammabili provocata da scintille

prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;

e) l'esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione ai

campi elettromagnetici;

f) la disponibilità di azioni di risanamento volte a minimizzare i livelli di esposizione ai campi

elettromagnetici;

g) per quanto possibile, informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza sanitaria,

comprese le informazioni reperibili in pubblicazioni scientifiche;

h) sorgenti multiple di esposizione;

i) esposizione simultanea a campi di frequenze diverse.

Le disposizioni specifiche in materia di protezione dei lavoratori dalle esposizioni ai campi elettromagnetici derivano dal recepimento della direttiva 2004/40/CE, fissato inizialmente al 30 aprile 2008, e successivamente posticipato dalle  direttive 2004/46/CE e 2012/11/CE. Il 26 giugno 2013 è stata approvata la nuova DIRETTIVA 2013/35/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi  elettromagnetici) che ha abrogato la direttiva 2004/40/CE  a decorrere dal 29 giugno 2013.  Gli Stati membri sono tenuti a conformarsi alla  direttiva entro il primo luglio 2016. Di conseguenza,  in attesa della opportuna riformulazione del Titolo VIII Capo IV ,  ai fini del recepimento della nuova direttiva, resta valido il principio generale di cui all’art.28 del D.lgvo 81/2008, ribadito relativamente agli agenti fisici all’art.181, che impegna il datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza, inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici, ed all'attuazione delle appropriate misure di tutela. Pertanto, ai fini della valutazione del rischio, nelle more del recepimento,  vanno presi in considerazione i  criteri  di valutazione del rischio definiti dal documento Coordinamento Tecnico Regioni – Ispesl  Prime indicazioni applicative del  Decreto legislativo 81/2008, Titolo VIII; Prevenzione e protezione dai rischi dovuti all’esposizione a campi elettromagnetici nei luoghi di lavoro (pubblicate nel dicembre 2008), basati sullo standard EN 50499 : “Procedure per la valutazione dell’esposizione dei lavoratori a campi elettromagnetici”.

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