Giurisprudenza

La recinzione del cantiere vale a tutelare sia i terzi che gli stessi lavoratori che operano all’interno

Cassazione, sez. IV pen., 22 ottobre 2019 (ud. 4.10.19) n. 43211

(rif.norm.: art. 109 d.lgs. n.81/08)

La prescrizione di cui all’art. 109 del d.lgs. n. 81 del 2008 ha una funzione precauzionale, sia verso i lavoratori che verso i terzi. Invero, la predisposizione di adeguate forme di recinzione, certamente funzionale ad impedire l’accesso al cantiere da parte di soggetti estranei, intende garantire anche la sicurezza dei lavoratori, che nel cantiere sono chiamati ad operare. La delimitazione dell’area di cantiere, cioè, integra una norma cautelare di ordine polifunzionale. La previsione, nell’assicurare che terzi estranei, privi di ogni formazione antinfortunistica, accedano all’area interessata dalle lavorazioni, esponendo a rischio se stessi, risulta contestualmente funzionale a circoscrivere la zona di cantiere, quale zona intrinsecamente esposta a fonti di rischio, anche per il lavoratori addetti. In tali termini, la recinzione si risolve in un presidio funzionale a garantire la sicurezza degli operatori addetti alle lavorazioni che devono essere svolte all’interno della zona delimitata. In altra occasione la Corte regolatrice, nell’affermare che, in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche gravano su tutti coloro che esercitano poteri organizzativi del lavoro, ha precisato che detti obblighi comprendono anche la prescrizione di recintare la zona in cui si trovano determinati macchinari, come una gru a rotazione bassa, proprio al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori che accedono all’area (Cass., III, n.19505/2013). Nel caso deciso dalla sentenza in commento, durante i lavori di potatura di un albero con l’impiego di un cestello un ramo era caduto, colpendo un lavoratore che si trovava in prossimità dell’albero stesso, in quanto tale area non era stata recintata.

 

L’individuazione dell’area di accesso al cantiere e gli obblighi conseguenziali

Cassazione, sez. IV pen., 12 marzo 2019 (ud. 7.2.19) n. 10857

(rif. norm.: art. 96 – All. XXIV d.lgs. n.81/2008)

La zona di accesso al cantiere è da un verso facilmente individuabile: almeno nei cantieri che risultano recintati l’accesso coincide con il varco che permette il transito verso e dal cantiere. Meno agevole è delimitare lo spazio fisico che pertiene all’accesso, operazione tuttavia necessaria per non giungere al paradosso di considerare zona di accesso al cantiere anche la via pubblica che deve essere percorsa per giungere in prossimità di quel varco. Il criterio che deve guidare la ricerca della soluzione interpretativa deve essere rinvenuto nel principio che sottostà all’attribuzione di compiti doverosi, ovvero quello della titolarità di poteri che consentono l’assolvimento dei correlati doveri. Detto altrimenti, non possono rientrare nell’area di accesso al cantiere zone sulle quali il soggetto gravato di obblighi che pertengono alla stessa non abbia poteri dispositivi; correlativamente, non si possono riferire al titolare del potere dispositivo obblighi comportamentali che eccedano quel potere. E pertanto non può rientrare nella zona di accesso al cantiere, secondo la accezione che rileva ai fini dell’applicazione delle norme in materia di sicurezza del lavoro, il marciapiede esterno al varco, se di proprietà pubblica o comunque non nella disponibilità del datore di lavoro, chiamato a gestire i rischi derivanti dal transito attraverso l’accesso al cantiere. Sul datore di lavoro grava poi l’obbligo di predisporre l’accesso e la recinzione del cantiere con modalità chiaramente visibili e individuabili, secondo quanto può trarsi dalla disposizione dell’art. 96. Questa previsione rimanda implicitamente alle disposizioni di maggior dettaglio tecnico, le quali indicano quali caratteristiche deve avere la segnaletica. L’allegato XXIV, 2.1.4. al d.lgs. n. 81/2008 prevede che “la segnaletica delle vie di circolazione deve essere di tipo permanente e costituita da un colore di sicurezza”. Occorre quindi rendere percepibile la via di circolazione passante per l’accesso al cantiere.

 

Ammissione del contravventore al pagamento in via amministrativa

Cassazione Penale, Sez. 3,  5 ottobre 2017, n. 45737

Massima 

Ai fini dell’estinzione delle contravvenzioni in materia di sicurezza ed igiene del lavoro il legislatore non ha prescritto che il verbale di ammissione al pagamento della sanzione amministrativa sia formalmente notificato al contravventore, per cui è sufficiente qualsiasi modalità idonea a comunicare il contenuto dell’atto, rimanendo a carico del destinatario l’onere di dimostrare di essersi trovato, senza sua colpa, nella impossibilità di acquisirne la conoscenza. In particolare la suprema corte ha ritenuto che l’avviso di spedizione della raccomandata A.R. fosse idoneo a dimostrare, in assenza di prova contraria, l’avvenuta conoscenza dell’invito al pagamento. Al contrario, la legge prevede la formale comunicazione, anche a mezzo notifica, del verbale contenente le prescrizioni idonee alla regolarizzazione impartite dall’organo di vigilanza al contravventore.

I rapporti tra l’ente proprietario di una strada destinata ad uso pubblico e l’appaltatore per l’esecuzione di lavori di manutenzione e sorveglianza nel cantiere stradale

Cassazione Penale, Sez. 4, 22 aprile 2016, n. 17010

Massima 

In tema di responsabilità per colpa, sussiste in capo all’ente proprietario di una strada destinata ad uso pubblico una posizione di garanzia, da cui deriva l’obbligo di vigilare affinché quell’uso si svolga senza pericolo per gli utenti e che permane anche in caso di concessione di appalto per l’esecuzione di lavori di manutenzione stradale. La Corte ha conseguentemente annullato con rinvio la pronuncia che aveva escluso la sussistenza di una posizione di garanzia in capo al direttore dei lavori dell’ente proprietario della strada, in relazione ad un sinistro stradale verificatosi nel cantiere, limitandosi ad accertare che non risultavano sue ingerenze nell’organizzazione dei lavori né segnalazioni di pericolo o anomalie sul percorso. La sentenza ha precisato che qualora l’area di cantiere risulti completamente enucleata, delimitata ed affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni eventualmente subiti da terzi all’interno di questa area risponde unicamente l’appaltatore, che ne è l’unico custode. Allorquando, invece, l’area su cui vengono eseguiti i lavori ed insiste il cantiere risulti ancora adibita al traffico e quindi utilizzata a fini di circolazione, permane la custodia da parte dell’ente titolare della strada, sia pure insieme all’appaltatore. Sia la responsabilità dell’ente proprietario della strada che quella dell’appaltatore promanano dalle disposizioni del codice della strada (rispettivamente art. 14 e art. 21) che fondano per entrambi una posizione di garanzia a tutela dell’incolumità dei terzi utenti della strada, che possono subire le conseguenze di una situazione di pericolo non debitamente gestita.

Ultimazione dei lavori edili e permanenza dell’obbligo di vigilanza in cantiere

Cassazione Penale, Sez.4, 9 magio 2016, n.19208

Massima 

Il cantiere edile non può considerarsi chiuso, con la conseguente cessazione degli obblighi prevenzionali, una volta che siano ultimati i lavori di carpenteria, qualora permangano altre lavorazione o debbano comunque porsi in essere le attività necessarie per dismettere le attrezzature o per approntare quanto necessario al collaudo ed alla consegna dell’opera. Ne consegue che l’obbligo di vigilanza sulla sicurezza degli operai non viene meno in capo alla persona designata a tal fine. Ciò vale, in particolare, avuto riguardo al caso oggetto del processo, quando deve operarsi il cd. “scassero” delle forme utilizzate per i pilastri in cemento armato, attività specificamente complessa e pericolosa, in relazione alla quale è rilevantissimo l’obbligo di vigilanza. Vanno infatti considerate anche le attività successive alla conclusione dei lavori edili o di ingegneria civile in senso stretto ed in particolare quelle funzionali al collaudo e alla consegna dell’opera. Nella specie il coordinatore per l’esecuzione e il committente sono stati giudicati responsabili per l’infortunio occorso ad un operaio proprio durante il cd. “scassero” e causato dal difetto della dovuta vigilanza.

Figure coinvolte nella sicurezza in cantiere: pluralità delle posizioni di garanzia. Responsabilità del capo cantiere e del direttore tecnico di cantiere

Cassazione Penale, Sez. 4, 13 gennaio 2014, n. 974 

Massima

“Il capo cantiere, anche in presenza di una pluralità di posizioni di garanzia è destinatario diretto dell’obbligo di verificare che le concrete modalità di esecuzione delle prestazioni lavorative all’interno del cantiere rispettino le normative antinfortunistiche. in materia di infortuni sul lavoro, la eventuale condotta incauta del lavoratore infortunato non assurge a causa sopravvenuta da sola sufficiente a produrre l’evento quando sia comunque riconducibile all’area di rischio propria della lavorazione svolta: in tal senso il datore di lavoro è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore, e le sue conseguenze, presentino i caratteri dell’eccezionaiità, dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione ricevute”.

Ponteggi e trabattelli previsti ma non usati: i piani di sicurezza non vanno intesi come mero obbligo burocratico

Cassazione Penale Sez. 4, 17 gennaio 2014, n. 1870 

Massima

“Gli obblighi posti dalle legge di redigere i vari piani di sicurezza non devono essere intesi in senso burocratico come adempimento puramente formale da adempiere, ma possono ritenersi adempiuti solo a condizione che il soggetto prenda in considerazione gli specifici rischi del lavoro predisponendo le opportune misure di prevenzione. Non è certo sufficiente prevedere nel piano di sicurezza e coordinamento l’uso di ponteggi e trabattelli se a questa previsione astratta non si accompagna la verifica da parte del responsabile della sicurezza dell’uso che in concreto viene fatto”.

 Infortunio mortale in cantiere

Cassazione Penale, Sez. 4, 30 maggio 2014, n. 22664 

Massima

“In presenza di una causa estintiva del reato, non è applicabile la regola probatoria, prevista dall’art. 530 c.p.p., comma 2, da adottare quando il giudizio sfoci nel suo esito ordinario, ma è necessario che la prova dell’innocenza emerga “positivamente” dagli atti, senza necessità di ulteriori accertamenti: da ciò consegue che l’art. 129 c.p.p. non trova applicazione in caso di incertezza probatoria o di contraddittorietà degli elementi di prova, anche se in tali casi potrebbe ugualmente pervenirsi all’assoluzione dell’imputato”.

Cantieri e violazioni in materia di sicurezza

Cassazione Penale, Sez. 3, 16 gennaio 2013, n. 2302 

Massima

“L’inammissibilità del ricorso, anche per manifesta infondatezza dei motivi, configura in ogni caso una causa originaria di inammissibilità dell’impugnazione, e non sopravvenuta, sicchè non si costituisce il rapporto di impugnazione e conseguentemente non è possibile invocare eventuali cause estintive dei reati”.

Lavori in cantiere e mancanza di opere destinate ad evitare il rischio di caduta dall’alto

Cassazione Penale, Sez. 3, 20 febbraio 2012, n. 6646 

Massima

“Ai fini dell’apprezzamento del nesso causale tra la condotta e l’evento (art. 41 c.p., comma 2), il concetto di causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento non si riferisce solo al caso di un processo causale del tutto autonomo, giacchè, allora, la disposizione sarebbe pressochè inutile, in quanto all’esclusione del rapporto causale si perverrebbe comunque sulla base del principio dell’equivalenza delle cause di cui all’art. 41 c.p., comma 1”.

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