Il concetto di rischio interferenziale va inteso in senso funzionale

Cassazione, sez. IV pen., 16 gennaio 2019 (ud. 6.12.18) n. 1777

(rif. norm.: art. 7 d.lgs. n.626/1994; art. 26 d.lgs. n.81/2008)

Il concetto di rischio interferenziale non riceve una declinazione normativa, ma una definizione può rinvenirsi nella Determinazione n.3/2008 dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che la intende come «circostanza in cui si verifica un contatto rischioso tra il personale del committente e quello dell’appaltatore o tra il personale tra imprese diverse che operano nella stessa sede aziendale con contratti differenti. Gli obblighi di cui all’art. 7 del d.lgs. n.626/94 (ora art. 26 del d.lgs. n.81/2008) presuppongono si un rapporto di appalto o di somministrazione, secondo le definizioni civilistiche di tali tipologie contrattuali, ma essi non esauriscono i rapporti ai quali fanno riferimento le citate norme, posto che la ratio della norma è quella di tutelare i lavoratori appartenenti ad imprese diverse che si trovino ad interferire le une con le altre per lo svolgimento di determinate attività lavorative nel medesimo luogo di lavoro e far sì che il datore di lavoro committente organizzi la prevenzione dei rischi interferenziali, derivanti da tale compresenza, attivando e promuovendo percorsi condivisi di informazione e cooperazione e soluzioni comuni di problematiche complesse, rese tali dalla sostanziale estraneità dei dipendenti delle imprese appaltataci all’ambiente di lavoro dove prestano la loro attività lavorativa. Se questa è la ratio della norma, ciò che rileva per ravvisarne l’operatività, non è dunque la qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra imprese che cooperano tra loro, quanto l’effetto che tale rapporto crea, cioè l’interferenza tra organizzazioni, che può essere fonte di ulteriori rischi per i lavoratori di tutte le imprese coinvolte. Infatti,  non solo il contatto rischioso tra lavoratori di imprese diverse che operano nel medesimo luogo di lavoro, ma anche la coesistenza in un medesimo contesto di più organizzazioni genera la posizione di garanzia dei datori di lavoro ai quali fanno capo le distinte organizzazioni. L’interferenza rilevante, dunque, va intesa in senso funzionale, come interferenza non di soli lavoratori, ma derivante dalla coesistenza in un medesimo contesto di più organizzazioni, ciascuna delle quali facente capo a soggetti diversi. In ragione di tali principi la Corte ha ritenuto inadeguata la valutazione del rischio interferenziale nella seguente fattispecie: un lavoratore stava procedendo alle operazioni di scarico del mangime nei silos di altra società e aveva mosso il braccio mobile contenente la coclea, in dotazione all’autocarro, allorché il tubo metallico era entrato in contatto con i sovrastanti conduttori elettrici ad alta tensione. Dal contatto era derivata la morte del lavoratore per folgorazione.

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