Il giudizio in tema di colpa presuppone l’esigibilità del comportamento omesso

Cassazione, sez. IV pen., 31 marzo 2021, n. 12137 (ud. 03.12.2020)

(rif. norm: artt.16-18 d.lgs n.81/2008; art. 40 cod.pen.)

Si contestava alla ricorrente di non avere, nella sua qualità di responsabile dell’area e delegata di primo livello anche in materia antinfortunistica da parte del legale rappresentante della SPA interessata, «disposto, preteso e controllato, anche effettuando la dovuta ed adeguata vigilanza, che i lavoratori utilizzassero in modo corretto i dispositivi di protezione presenti nello stabilimento». Il riferimento era ai guanti anti-taglio, che, pur presenti in azienda, non erano stati consegnati alla dipendente per precisa scelta organizzativa aziendale, essendo state date diposizioni di non toccare gli oggetti taglienti con le mani, ma di operare con altre, più sicure, modalità. Al riguardo, la Corte di Cassazione ha osservato che è rilevante, ai fini dell’esclusione della responsabilità della ricorrente, la circostanza che il rischio di cui si tratta fosse stato preso in considerazione nel documento di valutazione rischi, nel quale si era però esclusa la necessità di impiego di guanti anti­ taglio per l’espletamento dell’attività svolta dalla lavoratrice. I guanti anti­ taglio, infatti, erano stati acquistati ed impiegati per altre lavorazioni, in una prospettiva di eliminazione del rischio alla fonte. Finalità, questa,  perseguita dal Servizio di Prevenzione e Protezione aziendale e attuata mediante la specifica previsione che i lavoratori, a fronte dell’evenienza in cui operò la persona offesa, non dovessero in alcun modo manipolare oggetti dotati di superfici taglienti, dovendo, invece, utilizzare altri strumenti (paletta e secchiello) per rimuoverli e successivamente inserirli in un recipiente rigido. La Corte ha perciò escluso, per un verso, la sussistenza di una regola cautelare che l’imputata avrebbe in ipotesi violato, ed ha parimenti escluso, per altro verso, il nesso di causalità tra la condotta alla stessa ascritta e l’evento occorso alla lavoratrice, la quale aveva disatteso le precise istruzioni ricevute, sulla cui osservanza il datore di lavoro o chi lo rappresenta ha – ad avviso della Corte – ragionevolmente diritto di fare affidamento.

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