La gravità della condotta del datore di lavoro impedisce di considerare il fatto tenue

Cassazione, sez. IV pen., 24 gennaio 2019 (ud. 20.12.18) n. 3451

(rif. norm.: art. 148 d.lgs. n.81/08; artt. 131-133 bis cod.pen.)

Ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis cod. pen., il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133, primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo. In caso di infortunio sul lavoro si devono valutare quindi la gravità delle lesioni subite, corrispondente al parametro di cui al comma primo dell’art. 133 n. 2) cod. pen., e la gravità della colpa, di cui al n. 3) del medesimo comma. Qualora non si giudichi abnorme il comportamento del lavoratore, pur senza escludere un concorso di colpa del medesimo nella produzione dell’evento, rileva la gravità della condotta del datore di lavoro che non predisponga i minimi presidi di sicurezza, consentendo ad esempio – come nel caso oggetto della sentenza in commento – che un lavoratore operi da solo nello svolgimento di mansioni che non gli competono, per di più in quota; la valutazione della gravità della condotta  non trova alcun limite nella condotta colposa del lavoratore, che abbia sinergicamente contribuito all’evento. Pertanto, se la violazione della norma cautelare si riveli nella ricostruzione non esigua o marginale, ciò non potrà che incidere nella ponderazione quantitativa circa la tenuità del fatto, così come contribuiranno la valutazione della gravità del danno ed il grado della colpevolezza. Secondo uno schema che risulta dalla stessa lettera della norma, alla valutazione della condotta, del danno e della colpevolezza del reo, resta estranea la valutazione della condotta non abnorme di soggetti diversi ed in particolare della persona offesa, posto che senza la condotta del primo l’evento non si sarebbe comunque realizzato. Ed è quindi solo a quella condotta colposa, al danno cagionato ed al grado di colpevolezza del primo che occorre guardare per valutare la lievità della condotta ai sensi del citato art.131bis.

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