La responsabilità per il formarsi di una prassi illecita postula la relativa conoscenza o conoscibilità

Cassazione, sez. IV pen., 21 dicembre 2020 n. 36778 (ud. 3.12.2020)

(rif.norm: artt. 2-18 d.lgs. n.81/08)

Non può essere ascritta al datore di lavoro la responsabilità di un evento lesivo o letale per culpa in vigilando qualora non venga raggiunta la certezza della conoscenza o della conoscibilità, da parte sua, di prassi incaute, neppure sul piano inferenziale (ossia sulla base di una finalizzazione di tali prassi a una maggiore produttività), dalle quali sia scaturito l’evento ( in termine, Cass., sez. 4, n.20833 del 15/05/2019, Stango). In altri termini, e come espressamente affermato da altra recente pronuncia, in tema di infortuni sul lavoro, in presenza di una prassi dei lavoratori elusiva delle prescrizioni volte alla tutela della sicurezza, non é ravvisabile la colpa del datore di lavoro, sotto il profilo dell’esigibilità del comportamento dovuto omesso, ove non vi sia prova della sua conoscenza, o della sua colpevole ignoranza, di tale prassi (Cass., sez. 4, n. 32507 del 16/04/2019, Romano). Quando dunque si contesti che l’infortunio sia da ascrivere ad una prassi contra legem maturata sul luogo di lavoro è necessario fornire innanzi tutto la prova dell’esistenza di una prassi in tal senso, ma è poi necessario accertare ulteriormente – quanto meno in via logica, e non certo sulla sola base dell’astratta posizione di garanzia – che il datore di lavoro fosse, o dovesse necessariamente essere, a conoscenza della prassi incauta.

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