La valutazione del rischio deve essere specifica e considerare ogni concreta forma di utilizzo di prodotti pericolosi

Cassazione, sez. IV pen., 03 maggio 2019 (ud. 11.1.19) n. 18323

(rif. norm.: artt. 28-29 d.lgs. n.81/2008)

Il datore di lavoro ha l’obbligo giuridico di analizzare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all’interno dell’azienda e, all’esito, deve redigere e sottoporre ad aggiornamenti periodici il documento di valutazione dei rischi previsto dall’art. 28 del d.lgs. n.81/2008, all’interno del quale è tenuto ad indicare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l’essenzialità di tale documento deriva dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica. Nella specie era stato del tutto disatteso lo specifico obbligo di valutazione del rischio di esplosione, in quanto, contrariamente a quanto risultava dall’autocertificazione presentata ai sensi dell’art. 29, comma 5, d.lgs. n.81/08, nel  DVR adottato i prodotti chimici utilizzati, tra cui il diluente nitro, risultavano valutati quale fattore di rischio per le malattie professionali e non come possibile causa di innesco di incendio a seguito dell’esposizione a fonti di calore ovvero ai residui prodotti da interventi effettuati con cannello a fiamma ossiacetilenica. Il DVR utilizzato non era dunque adeguato perché non valutava affatto l’anzidetto rischio, manifestando in conseguenza una evidente carenza sotto il profilo delle misure preventive da adottare.

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