L’estensione applicativa della nozione di lavori in quota

Cassazione, sez. IV pen., 12 marzo 2019 (ud. 12.12.18) n. 10857

(rif. norm.: artt. 107-148 d.lgs. n.81/2008)

La nozione di lavori in quota è riferita dall’art. 107 del Testo Unico del 2008 a lavori comportanti rischi di caduta da un’altezza superiore ai due metri, ed é nozione di applicazione generale, al punto di non essere limitata al settore delle costruzioni edilizie, riguardando tutte le attività in quota che possano determinare cadute dall’alto dei lavoratori. Nella specie non si trattava di un tetto spiovente ma di una copertura piana di un capannone, anche se in realtà la presenza di una parziale copertura in ondulina del capannone (alto 5-6 metri circa), inidonea a sopportare il peso dei lavoratori, rendeva necessarie le misure di protezione e prevenzione degli infortuni derivanti da lavori in quota. La Corte ha ritenuto quindi pienamente applicabile quanto stabilito dall’art. 148 del d.lgs. n.81/2008, in base al quale “prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego” e, “nel caso in cui sia dubbia tate resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta.

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