Onere di verifica delle condizioni di sicurezza dei luoghi in cui devono eseguirsi i lavori appaltati

Cassazione, sez. IV pen., 30.09.2021, n. 35847 (ud. 18.06.2021)

(rif. norm: artt. 26-90 d.lgs n.81/2008)

Nell’ambito della sicurezza sul lavoro, emerge la centralità del concetto di rischio, in un contesto preposto a governare ed evitare i pericoli connessi al fatto che l’uomo si inserisce in un apparato disseminato di insidie. Rispetto ad ogni area di rischio esistono distinte sfere di responsabilità che quel rischio sono chiamate a governare; il “garante” è il soggetto che gestisce il rischio e, quindi, colui al quale deve essere imputato, sul piano oggettivo, l’illecito, qualora l’evento si sia prodotto nell’ambito della sua sfera gestoria. Proprio nell’ambito della sicurezza sul lavoro il d.lgs. n. 81 del 2008 (così come la precedente normativa in esso trasfusa) consente di individuare la genesi e la conformazione della posizione di garanzia, e, conseguentemente, la responsabilità gestoria che, in ipotesi di condotte colpose, può fondare la responsabilità penale. In questo senso, l’appaltatore, che aveva subappaltato l’attività di potatura della siepe di una privata abitazione, era tenuto a verificare l’idoneità tecnico professionale dei soggetti affidatari dei lavori, con le modalità di cui all’Allegato XVII del d.lgs. n. 81/2008, e a fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici del cantiere e sulle misure di prevenzione e protezione, nonché a coordinare gli interventi di prevenzione e protezione, cooperando alla loro applicazione e verificando le condizioni di sicurezza dei lavori ad essi affidati, secondo quanto specificamente previsto dalla normativa sulla sicurezza del lavoro agli artt. 26 e 90 del d.lgs. n. 81 citato. Nel caso di specie si era accertato che la folgorazione dei due operai sia avvenuta perché il tagliasiepe brandito da uno dei due aveva toccato un cavo di alta tensione, trattandosi di lavorazione svolta a pochi centimetri dal cavo. L’appaltatore-subappaltante è stato ritenuto responsabile – quale committente/datore di lavoro – di avere omesso, pur conoscendo il luogo in cui i lavori dovevano svolgersi, di verificare preventivamente l’elevato rischio elettrico, con particolare riguardo alla verifica della distanza della siepe dai cavi, anche al fine di valutare la necessità di richiedere il distacco temporaneo della corrente al gestore. È stato, inoltre, appurato che l’imputato aveva affidato agli operai un macchinario complesso, pur sapendo che costoro non erano abilitati ad utilizzarlo, tanto che gli stessi lavoratori, pochi minuti prima dell’inizio della potatura, gli avevano richiesto istruzioni telefonicamente sulle modalità di funzionamento della piattaforma. In questa prospettiva, è stata altresì valorizzata la circostanza che il ricorrente non si fosse attivato per esercitare la necessaria vigilanza ed il necessario controllo sull’attività lavorativa in disamina, così esponendo i due malcapitati ad un elevato rischio di folgorazione.

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