Rapporto di causalità tra esposizione lavorativa e mesotelioma: prova ogni oltre ragionevole dubbio

Cassazione, sez. IV pen., 24 ottobre 2018 (ud. 01.02.18) n. 48541, PG in proc. Castelli

(rif. norm.: art. 41 cod. pen.)

In tema di nesso causale, in presenza di patologie riconducibili a più fattori causali diversi ed alternativi tra loro, la ricostruzione del nesso eziologico  impone la sicura esclusione di fattori causali alternativi, cosicchè, in tema di mesotelioma pleurico, è necessario che la dimostrazione del nesso causale tra esposizione lavorativa non protetta alle fibre di amianto e produzione della patologia possa dirsi raggiunta ogni oltre ragionevole dubbio. Nel caso oggetto della sentenza in commento un lavoratore aveva lavorato per numerosi anni, per alcune ore al giorno e per alcuni giorni a settimana, all’interno di un centro della RAI, quale dipendente di una ditta esterna ed installatore e manutentore di computers. L’amianto si trovava nell’edificio all’interno dei controsoffitti, che erano stati smantellati senza soluzione di continuità dal 1965 al 1991. La Corte ha però ritenuto plausibile la serie causale alternativa proposta dalla difesa, secondo la quale un ruolo decisivo nella produzione del mesotelioma aveva giocato l’inquinamento ambientale da asbesto di fonte industriale; infatti le diverse abitazioni in cui il lavoratore aveva vissuto e l’ufficio della ditta del lavoratore stesso si trovavano tutti entro il raggio di tre chilometri dallo stabilimento di un’industria manifatturiera dell’amianto, operativa sino al 1965 e definitivamente demolita nel 1997, raggio entro il quale, secondo gli studi di settore, aveva il picco massimo di rischio l’inquinamento ambientale da asbesto. La Corte ha dunque ritenuto che non potesse dirsi raggiunta ogni oltre ragionevole dubbio la prova dell’assunzione di fibre di amianto in ragione dell’attività svolta presso la RAI.

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