Rischio interferenziale come rischio di contatto tra organizzazioni

Cassazione, sez. IV pen., 19 settembre 2019 (ud. 10.9.19) n. 38636

(rif.norm.: art.26 d.lgs. n.81/08)

Grava sul datore di lavoro, anche di fatto, che sia committente, l’obbligo di valutare i rischi derivanti dalle possibili interferenze tra le diverse attività che si svolgono in successione o contestualmente all’interno di un’area. Infatti ai fini dell’operatività degli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi all’esistenza di un rischio interferenziale, dapprima dettati dall’art. 7 del d.lgs. 19 settembre 1994, n. 626 e ora previsti dall’art. 26 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, occorre aver riguardo non alla qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra le imprese che cooperano tra loro – contratto d’appalto, d’opera o di somministrazione – ma all’effetto che tale rapporto origina, vale a dire alla concreta interferenza tra le organizzazioni che operano sul medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per l’incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte (cosi’ anche Cass., sez.IV, n.1777 del 6.12.2018). Il coinvolgimento funzionale nella procedura di lavoro di diversi plessi organizzativi, non esclude poi la necessità di adottare le misure previste per i diversi rischi specifici, a meno che non risultino inefficaci o dannose ai fini della sicurezza dell’ambiente di lavoro. Gli obblighi di cooperazione e coordinamento gravanti sui datori di lavoro rappresentano la “cifra” della loro posizione di garanzia e sono rilevanti anche per delimitare l’ambito della loro responsabilità. L’assolvimento di tali obblighi risponde all’esigenza antinfortunistica – avvertita come primaria anche dal legislatore europeo – di gestire preventivamente la categoria specifica del rischio interferenziale.

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